L’amante giapponese di Isabel Allende

Isabel Allende la mia autrice preferita. La sua ultima fatica L’amante giapponese è in realtà la narrazione di un periodo storico che parte dalle segregazioni razziali degli ebrei in Polonia fino ad arrivare alla San Francisco dei nostri giorni. Interessante il connubio tra questa storia d’amore, una ragazza della buona società con un semplice giardiniere giapponese, e i pregiudizi che hanno caratterizzato quell’epoca. L’amore sboccia durante l’infanzia, ma verrà messo subito a dura prova con l’allontanamento forzato del ragazzo Ichimei Fukuda, e di tutta la sua famiglia, in un campo di concentramento americano per i nipponici residenti negli Stati Uniti, tutti accusati di essere possibile spie del Giappone. Qui l’autrice è riuscita a trasmettere e farci vivere lo stato di prostrazione di un popolo, che ormai integratosi nella società americana, si vede negato la libertà e ogni forma possibile di privacy. Quest’ultima sarà la causa di disgregazione di tante famiglie costrette a vivere, giorno dopo giorno, gomito a gomito, in una situazione di promiscuità. Pagine toccanti dove emerge la profonda dignità del popolo giapponese, i loro riti, la loro compostezza. Dall’altra parte, invece assistiamo, alla vita dell’altra protagonista, Alma Belasco. Che partita bambina dalla Polonia per sfuggire ad una guerra imminente, giunge in America con un bagaglio di terrore e malinconia. La nostalgia dei suoi cari sarà una costante della sua infanzia, che la porteranno a vivere una vita di eccessi durante la gioventù. Artista eclettica, donna energica e indipendente, vivrà a pieno le sue passioni, ma con il rammarico di non aver vissuto il suo vero grande amore. Anni dopo rincontrerà Ichimei e la passione li travolgerà in modo feroce, con la piena consapevolezza e la vergogna di “…non poter amare Ichimei meno di quanto amasse se stessa, per il terrore della povertà, perché cedeva alla pressione sociale e ai pregiudizi razziali, per il fatto di non essere all’altezza dell’amazzone moderna che figurava di essere, per il suo carattere pusillanime.” Il pregiudizio più radicato in lei era quello relativo alla classe sociale, che non riuscì mai a superare, mostrandosi per quello che in realtà era una donna codarda, volubile ed egoista. La loro storia ci perviene da una Alma ormai anziana che, attraverso lettere e ricordi ci narra di questa storia d’amore clandestina, rubata alle rispettive famiglie e vissuta con una passione intensa fino alla fine. Bella la ricchezza di elementi diversi di questo romanzo, vengono affrontate diverse tematiche attraverso la miriade di personaggi, ben delineati, che popolano questa storia. Ognuno a suo modo protagonista evidenziando ostacoli, luci e ombre di sessanta anni di storia. Ho amato molto tutti i personaggi maschili, uomini capaci di provare compassione e comprensione, capaci di amare e perdonare, capaci di dare e di non chiedere…Figure che hanno arricchito il romanzo con la loro presenza di conforto nei momenti difficili e di sostegno là dove la vita ti pone di fronte a scelte difficili. La scrittura fluida e semplice della Allende rende la lettura di questo libro piacevole, e induce il lettore alla riflessione. Consiglio questo libro, ma consiglio di più la lettura di quest’autrice a cominciare dal suo capolavoro ‘La casa degli spiriti’.

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