Donne di Charles Bukowski

La mia prima lettura di questo autore. ‘Donne’ è un romanzo che narra dei suoi ‘amori’, del suo rapporto con l’altro sesso, dei suoi orgasmi. Le ‘Donne’ della vita Bukowski vengono viste, vissute e descritte tutte attraverso una visione maschilista. Le sue tanti amanti, tutte giovani affascinate dall’uomo-scrittore, cedono ad un’attrazione verso un uomo decisamente fuori dalle righe, che ha fatto delle sue malsani abitudini, un modo di vivere. Alcoolizzato, pessimista ed eterno insoddisfatto, fanno di lui uno scrittore ed un uomo che tratta le sue donne, tutte indifferentemente che siano pazze, tossiche, hippy, madri o amiche, come donne oggetto…Attraverso la sua scrittura non artificiosa, nuda e “…e così cruda. E’ come un martello, eppure è piena di umorismo e tenerezza…”. Si viene risucchiati, a suo modo, in questa storia, che ad un certo punto risulta ripetitiva, come se lo scrittore protagonista non riuscisse a dare una svolta alla sua vita vissuta tra liti, gran bevute, sesso e separazioni. Sinceramente dopo un po’ ti viene a noia, però non so esattamente il perché ho continuato a leggere. Forse la sua fama, forse il fatto che racconta senza dissimulare i suoi vizi e le sue debolezze. Questa sua totale apertura è percepita dal lettore. Non c’è nessuna morale o ideale da demandare, è solo un uomo che scrive e vive la sua vita, quella vita dove la cosa più solida è “…semplicemente esistere per un proprio conto senza l’aiuto della politica o di Dio.”   “…Ero attratto da tutte le cose sbagliate: mi piaceva bere, ero pigro, sena Dio, senza idee politiche, senza ideali. Vivevo nel nulla; la mia era una non esistenza e a me andava bene così…”. Non so se consigliarvi questo libro, per la ripetitività delle storie, per la volgarità di alcune scene, o per la mancanza di emotività. Traspare una profonda malinconia, mal celata dalla sfacciata irriverenza dello scrittore, che in fondo, forse, aveva paura di innamorarsi perché “…eppure le donne mi spaventavano perché finivano col volere la mia anima, e io volevo tenere per me quello che ne restava.”

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