Jerome D. Salinger e la Beat generation

Oggi 1 gennaio ricordiamo la nascita di Jerome D. Salinger (1919-2010). Ho appreso che è stato uno degli ispiratori della Beat generation. Ammetto che questo movimento culturale mi ha sempre molto incuriosito e sapere che Salinger ne è stato l’ispiratore mi ha convinto ad approfondire le mie letture in merito.

La Beat generation fu un movimento artistico letterario e musicale sviluppatosi intorno agli anni cinquanta e sessanta negli Stati Uniti. Questo movimento modificò non solo la letteratura e la cultura dell’epoca, ma la stessa la visione della vita. I maggiori rappresentanti di questa nuova cultura furono Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Borroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder, Michael McClure, Charles Olson. La Columbia University divenne il centro nevralgico per questi giovani scrittori, osteggiati e accusati di oscenità, di uso frequente di alcool e droghe, di disprezzo per l’ordine stabilito, che segnò l’avvio dell’esistenza pubblica del Beat. Beats erano i “battuti”, gli sconfitti, ma beat venne coniato Jack Kerouac nel ‘47, in correzione di sconfitti e battuti, egli affermò che beat volesse dire beatitudine, non battuto. Il neo movimento partendo da una ferma contestazione nei confronti della guerra in Vietnam, si estese fino all’interno del sistema americano, mettendo in discussione la segregazione razziale dei neri, la condizione subordinata della donna, le discriminazioni sull’orientamento sessuale.” Beat è ribellione. Beat è la scoperta di se stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva.” Beats leggevano e apprezzavano libri e poesie di autori del “Vecchio Continente”, però fu molto più importante sottolineare l’indipendenza di questo movimento che di fatto fu e rimase soltanto americano. In tutto questo contesto ritroviamo J.D. Salinger tra gli scrittori più amati dai giovani e ispiratore della beat generation, interpretò in maniera sublime il disagio esistenziale e lo spirito di ribellione, tipici del passaggio dall’adolescenza alla maturità. La sua popolarità è legata al romanzo Il giovane Holden, pubblicato per la prima volta nell’estate del 1951 e in cui Salinger proiettò le inquietudini e le esperienze della propria adolescenza. Racconta il breve vagabondaggio newyorkese (due giorni di fine settimana) di Holden Caulfield, adolescente appena espulso dal college in cui studia, per scarso rendimento. In questi due giorni Holden tenta di stabilire una serie di rapporti umani che gli restituiscano un minimo di chiarezza interiore, di voglia di vivere e passa attraverso esperienze tragicomiche che invece di servire a dargli certezze, lo disorientano e disgustano. Il suo conflitto interiore è tra aspirazione alla purezza e l’ipocrisia dominante. Il vuoto di valore che Holden trova intorno a sé può essere anche interpretato come uno specchio della propria tormentata condizione interiore. Il distacco, misto spesso a disprezzo e cinismo, che egli prova per il mondo degli adulti ha il suo contraltare nell’esaltazione dell’innocenza. Oggigiorno per i giovani la situazione è analoga, e vivono sbandati alla ricerca di un qualcosa che non si può più raggiungere e perdendosi negli eccessi della droga e dell’alcol.

Salinger ritiratosi a vita privata nel piccolo borgo di Cornish (nel New Hampshire), dove morì nel gennaio del 2010, rifiutò la concessione dei diritti sulle sue opere, vanamente richiesti dai migliori registi di Hollywood.

 

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