“I have a dream”

Il 15 gennaio (1929) ricorre la nascita di Martin Luther King. Tutti noi sappiamo chi è, chi è stato, cosa ci ha lasciato questo grande leader nero della non violenza.

Non voglio soffermarmi troppo sulla sua biografia, basti sapere che era nato nel 1929 ad Atalanta (Georgia), nel profondo sud degli States. Figlio di un predicatore, studia teologia, ottiene un dottorato in filosofia. Diventa pastore della Chiesa battista a Montgomery in Alabama. Dal 55-60 è l’ispiratore di iniziative per il diritto di voto ai neri e per la parità nei diritti civili e sociali, e per l’abolizione di forme legali di discriminazione attive negli Stati Uniti. Nel 1957 fonda un movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda sui precetti della non-violenza e della resistenza passiva.

Tratto da un suo discorso: “…siamo stanchi di essere segregati e umiliati. Non abbiamo altra scelta che la protesta. Il nostro metodo sarà quello della persuasione, non della coercizione… Se protesterete con coraggio, ma anche con dignità e con amore cristiano, nel futuro gli storici dovranno dire: laggiù viveva un grande popolo, un popolo nero, che iniettò nuovo significato e dignità nelle vene della civiltà.”. Il culmine del movimento si ha il 28 agosto 1963 durante la marcia su Washington quando King pronuncia il suo discorso più famoso “I have a dream ” (“Ho un sogno”). Nel 1964 riceve ad Oslo il premio Nobel per la pace.

A BRACCIO.

Molti non sanno, compresa me, che soltanto i primi sette paragrafi del discorso erano stati preparati e una volta selezionato i temi, lui aveva steso il testo. Poi a un certo punto Mahalia Jackson, la grande cantante gospel che aveva aperto la manifestazione, ha iniziato a urlare: “Parla del sogno, Martin! Parla del sogno!”. A quel punto King ha accantonato i fogli e ha preso a parlare a braccio. La parte che è entrata nella storia era in realtà improvvisata, ed è anche questa la sua forza. Con un discorso spontaneo ha espresso un concetto che si può riassumere in tre parole: All, Here, Now. Vogliamo tutto, qui e ora. Non possiamo tralasciare il valore che la spontaneità e l’improvvisazione hanno avuto quel giorno».

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Estratto dal discorso “I have a dream”

“Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.”
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La marcia fu una festa pacifica e il discorso di King entrò nella leggenda. «I have a dream» disse JFK accogliendo il reverendo King nello studio ovale alla Casa Bianca per un incontro poche ore dopo la marcia.

 

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