Io non ricordo di Stefan Merrill Block

L’ho letto per caso. Mentre restituivo un libro in biblioteca, l’ho visto, era lì appoggiato sul bancone ad attendermi, non ci siamo scelti, forse eravamo destinati, chissà! Fatto sta che l’ho letto e mi è piaciuto molto. D’altronde la Neri Pozza sta dimostrando di saper scegliere i suoi autori.

Tornando a noi, questo non è un libro semplice. L’ottima scrittura, fluida e lineare, mi ha introdotto nei meandri di una storia dove i protagonisti tutti, chi in prima persona, chi assistendo un proprio caro, devono condividere la propria esistenza con una grave malattia degenerativa, l’Alzheimer ad esordio precoce.

Ammetto che in principio non ho dato molto credito a questo romanzo, ma una volta terminato il libro ho percepito come un senso di sazietà. La storia mi ha soddisfatto sotto ogni punto di vista.

Seth Walzer vive ad Austin nel Texas. Un giorno la realtà irrompe improvvisa nella sua vita. A sua madre viene diagnosticata una rara forma di Alzheimer e Seth assiste impotente al suo inesorabile scivolare nell’oscuro regno dell’oblio. Lentamente la madre non ricorda più nulla, anche le cose più semplici della vita. Il padre di Seth reagisce alla malattia della moglie nel modo peggiore possibile: si stordisce con massicce dosi giornaliere di gin e programmi televisivi. Cosa può fare Seth a quel punto se non cercare di usare la sua straordinaria intelligenza, studiando quello strano e terribile male che si trasmette geneticamente e toglie il dono del ricordo? Non sapendo quasi nulla della vita che la madre conduceva prima di conoscere suo padre, Seth si mette alla ricerca di parenti perduti della donna, portatori del gene causa della malattia. Intanto Abel Haggard, un vecchio che trascina sulle sue spalle ricurve il peso degli anni, degli amori perduti, dei suoi cari scomparsi, si aggira tra le rovine della sua fattoria. Entrambi ignorano la reciproca esistenza, non sanno di essere legati da un duplice legame: la malattia che distrugge la memoria dei propri cari, e la “storia di Isidora”, una magnifica fiaba narrata da sempre nelle loro famiglie, il racconto di un mondo fantastico libero dal dolore dei ricordi, di una terra senza memoria in cui nulla mai si possiede e nulla può perciò andare perduto.

La trama mi ha attratto da subito, due storie in parallelo che sembrano destinate a non incrociarsi mai. Due vite segnate dalla consapevolezza della malattia e del suo processo. Un ragazzino alla ricerca disperata della soluzione dell’enigma della maledizione della sua famiglia che lo porta a studiare una variante del morbo di Alzheimer denominata EOA-23, seguendone le tracce fino all’Inghilterra del tardo XVIII secolo. Dall’altra la straordinaria vicenda di un vecchio e del suo amore sbagliato. Merito a Stefan Merrill Block per aver inventato una variante del morbo, fondendo alla narrazione scienza e fiaba, senza tralasciare i sentimenti con la loro autentica vitalità. Mentre la “storia di Isidora”, risulta, tra un capitolo ed un altro, un respiro che l’autore dà al lettore, alleggerendo la lettura e portandolo in un mondo fantastico e parallelo, permettendogli di metabolizzare la storia un po’ per volta. Questo mondo nascosto dove gli abitanti vivono solo il presente senza ricordi, è una sorta di allegoria dell’intero romanzo. Un modo per accettare e trarre il meglio dall’oggi, perché il passato è perduto e il futuro è oscuro. ”Il passato e il futuro erano lo stesso luogo, un destino impossibile ma inevitabile a cui tutti loro, tutti insieme, erano legati”. Racconti fantastici dal sapore nostalgico, mai noiosi, arricchiti da descrizioni particolareggiati.

Questo giovane autore, con “Io non ricordo”, ha saputo dimostrare che si può scrivere un intero romanzo inserendo tra i protagonisti una malattia che, in fondo in fondo, ognuno di noi teme. Sicuramente per lui non è stato facile, ha dimostrato di saper bilanciare tutti gli elementi senza prevaricazione, e dosando bene la scrittura è riuscito a dare il giusto spazio alle emozioni dei personaggi e del lettore stesso. Alla fine della lettura ci si sente rincuorati e appagati, perché tutto avrà finalmente un senso. Tutti i dubbi svaniranno assieme al dolore, e per tutti si prospetta un futuro fatto di un presente più vivo che mai.

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