Recensione : La moglie di Dio di Francesco Grasso

Trama

Un delitto efferato, perpetrato con ferocia in un anonimo condominio della periferia romana, forse ultimo atto di un dramma familiare, forse un gesto folle figlio della notte più torrida dell’estate. Un diario, vecchio di sessant’anni, che tra la sue pagine ingiallite potrebbe nascondere i perché della tragedia. I misteri di un angolo d’Italia, sconosciuto ai più, dove ancora oggi si parla greco. Due sorelle, Rosa e Saveria, fisicamente una lo specchio dell’altra. Saveria vive in un mondo irreale, crede agli spiriti e sente le Voci. Rosa è concreta, spietata e volitiva: se non può raggiungere l’onnipotenza da sola, vuole almeno diventare la moglie di Dio. Tra loro, un rancore che si perpetua nei decenni nutrendosi di se stesso.

Interessante lettura. Mi è piaciuta. Mi ha intrattenuto. Una lettura leggera, a tratti divertente, ma tanto intensa. Buon equilibrio narrativo, ben condensato in 150 pagine che si possono leggere tutte d’un fiato. Ringrazio le Edizioni Ensemble per avermi dato l’opportunità di conoscere questo scrittore italiano. Con una scrittura intelligente, tagliente e ironica, Francesco Grasso si è decisamente conquistato le mie simpatie.

Consiglio di leggere quest’autore che ha saputo catapultarmi in un mondo di faide familiari, di stragi che si tramandano come favole e di fiabe che bruciano le orecchie di chi le ascolta. Tutto ha inizio in un condominio durante una calda estate romana. La causa scatenante delle tensioni tra condomini, questa volta, è la morte di una donna. Un’anziana signora, che coabitava con la sorella, è stata ritrovata legata e imbavagliata al letto, morta tra strazi e sofferenze atroci. Chi ha commesso questo efferato supplizio? L’anziana sorella? Molte sono le domande che si pone il narratore, che influenzato da una vita frenetica, da disagi personali e, forse, da qualche serie tv di troppo, comincia una sua personale indagine sul misfatto. La sua curiosità è ben alimentata da un vecchio diario, rinvenuto nella casa delle due anziane sorelle. Quelle pagine fragili e ingiallite, lo conducono nella vita, nelle abitudini di un’epoca lontana, in una terra lontana, la Calabria Grecanica. E nella quotidianità che si fa Storia, affronta le origini di quel fenomeno, non solo criminale, che oggi chiamiamo ’ndrangheta. La lettura del manoscritto porta a galla uno strano rancore che si è istaurato tra le due sorelle, un odio non comprensibile, senza una vera causa scatenante ma che si è protratto lungo una buona parte della loro vita. Gelosia? Potere? Avidità? Cosa nutre questo odio? E’ difficile capire le dinamiche che si scatenano in una faida familiare, dove le ragioni non sempre sono ben delineate e le origini si perdono tra le pieghe dei ricordi, perchè ogni famiglia a modo suo cova al suo interno odi, amori e rancori mai sopiti. Il narratore cerca, con l’aiuto della nipote della vittima, di risalire ai nodi di una vicenda, che lo attraggono, come la luce attrae le falene. La ricerca della verità su quelle anziane inquiline diventa una necessità personale, nulla potrà cambiare, ma darà un senso all’accaduto.

Il continuo alternarsi su due fronti narrativi rafforza la storia, da una parte il racconto si snoda attraverso la lettura del diario, con un linguaggio forbito di un’epoca passata, che rende bene la realtà dei fatti del tempo; mentre dall’altra parte ci ritroviamo, ai giorni nostri , immischiati in un’indagine, un po’ fai da te.

La trama è intelligente, non sovrasta il lettore, ci si sente bene ad ascoltare gli avvenimenti che si susseguono, non sono pretenziosi e si avvicinano alla Storia del nostro Paese con vera lucidità. I racconti, in fondo, si tramandano e come meglio se non attraverso le pagine di un vecchio diario, che racchiude la sua verità sui fatti accaduti. Forse la scelta del diario come mezzo narrativo è stata già sfruttata, ma a dirla tutta in questo caso l’ho gradita. Un ottimo specchio della società e dell’evoluzione di un fenomeno come quello della ‘ndragheta.

Una lettura assolutamente da non perdere. Ve lo consiglia un’amica, fidatevi!

FRANCESCO GRASSO Classe 1966, ingegnere, vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi Ai due lati del muro e 2038: la rivolta (Mondadori) Il baratto (Perseo), Enea (Stampa Alternativa), Il re bianco del Madagascar (Ensemble) fresco vincitore del premio letterario Città di Ciampino organizzato dall’associazione Mondoscrittura, Come un brivido nel mare (Nemo), Il matematico che sfidò Roma (Edizioni 0111) e l’antologiaDiffidate degli originali (Delos Books). Le sue opere hanno avuto numerosi riconoscimenti letterari, tra cui 2 Premi Urania.

 

 

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