Recensione : Benzine di Gino Pitaro

La raffinata scrittura di Gino Pitaro mi ha conquistata.

Penna fluida, che scivola via come l’olio in questo racconto che a prima vista potrebbe apparire leggero, ma che cela una retrospettiva amara di una realtà ai margini della città capitolina, fatta di periferie, di mezzi pubblici fatiscenti, di una società sempre più multirazziale, di vite spezzate e di sogni infranti.

Di questa quotidianità  fa parte Luigi, voce narrante di “Benzine”, simbolo di un’intera generazione di laureati alla perenne ricerca di un’occupazione. Intrappolato in un lavoro precario e mal pagato, osserva la società che lo circonda e ci rende partecipi delle sue giornate, con occhi lontani, distaccati. Il suo impegno nel dottorato, una carriera universitaria ambìta, ma vissuta con scetticismo, lo portano a dolenti considerazioni su un futuro incerto e in balìa degli eventi.

“Persone che hanno studiato, che hanno letto di filosofi greci e romani, scoprono la competizione o l’invidia di una vendita in più o in meno in nome di un buono benzina, di un buono pasto, di un nulla. Perchè sul nulla è costruito questo. Eppure ti prendi occhiatacce, antipatie, rivalse. Volevo patire per affermare giustizia e verità, e invece spasimo per un bel posto nel grafico vendite.”

Le battaglie sociali intraprese nell’ambito universitario mettono in evidenzia tutte le contraddizioni e i compromessi a cui deve sottostare un’intera generazione. Mentre le amicizie, vissute come momento di confronto, rappresentano una valvola di sfogo che hanno come unico filo conduttore i disagi di un sistema alla deriva e vulnerabile.

“In alcuni l’dea della lotta non nasce dal gusto della violenza, ma dall’idea che lo scontro possa portare con sé il germe di una vittoria, di una giustizia, seppur circoscritta.”

“…è sempre possibile che si riescano a fare cose buone, soprattutto a livello locale, ma, è triste dirlo, la politica è lo specchio della società che viviamo. Uno specchio distorto, che peggiora i connotati, ma pur sempre uno specchio…E tu pensi che le cose possano cambiare se non evolve la società? Non credo agli uomini della provvidenza e nemmeno ai movimenti del grande cambiamento. E’ una delle ragioni per cui penso sia più importante scrivere e fare informazione.”

In questo contesto si inseriscono gli amici, con leggero disincanto distraggono la voce narrante dai paesaggi pasoliniani che ammantano l’intero racconto. Le risate e il piacere di condividere un momento felice fanno da sfondo ad un’altra storia, che emergerà poco alla volta, in punta di piedi. Un filo teso al lettore con eleganza, per ritrovarsi all’improvviso al centro di un intrigo inaspettato e intelligente. L’esistenza di una storia parallela, metterà in luce ancora di più tutte le dinamiche di una società corrotta che non si ferma davanti a nulla in nome del profitto. Quest’ultimo passaggio renderà giustizia all’intero libro, ponendo l’accento sulla complessità dell’animo umano, evidenziando fino a che punto ci si può spingere per il Dio denaro. Con maestria Pitaro ci ha accompagnato lungo tutto il percorso di lettura, senza recriminazioni, senza compassione. Lasciando il lettore libero.

Gli occhi di Luigi, i suoi pensieri e la sua vita hanno evidenziato un’esperienza che è comune a tanti, ma che ha reso questo personaggio alla fine più forte e consapevole.

Un libro interessante, senza tempo ma testimone del nostro tempo.

Partito in sordina, sotto le spoglie di un racconto dai toni lievi, per rivelarsi poi una storia dai contorni noir e infine approdare ad una conclusione repentina ed inaspettata, troppo inaspettata. Questo a mio parere il suo punto debole. Mi ha indotto a riflettere, a domandarmi del perché di una scelta del genere. Forse perché la realtà che ci circonda non è sempre quella che percepiamo, la vita è in continua evoluzione e le svolte improvvise ne fanno parte. Nessuno di noi è immune ai cambiamenti, spesso ci è preclusa la scelta sugli eventi, ma ne possiamo trarre insegnamento e forza, ed è proprio quello che ha fatto Luigi.

Trama

Luigi ha trentacinque anni e vive nell’hinterland romano. La sua vita è scandita da lavori saltuari, dall’impegno nel dottorato di ricerca, dalle amicizie con le quali si divide fra battaglie sociali, le contraddizioni del movimento studentesco e il piacere di stare insieme. La quotidianità è però cadenzata dai ritmi di una periferia sempre più misteriosa e sconosciuta, pasoliniana e insolente, chiassosa e vulnerabile. Il pendolarismo diventa un particolare metronomo della narrazione, in cui condizione umana e una città che cambia troppo velocemente saranno i minimi comuni denominatori, per il protagonista, di nuove domande da porsi e di nuovi sentieri da percorrere.

Biografia

Gino Pitaro nasce a Vibo Valentia il 7 luglio 1970. Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e articolista freelance e di documentarista indipendente.

Nel 2011 esce il suo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), che ottiene buoni riscontri di critica e diviene una delle opere underground più lette nel 2012. Babelfish, racconti dall’Era dell’Acquario (Ensemble,2013) è il suo secondo libro, con il quale vince il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata 2013 e altri riconoscimenti.

Titolo    Benzine

Autore Gino Pitaro

Prezzo  12.00 euro

Dati        2015, 148p.

Editore Ensemble (collana Echos)

Disponibile anche in ebook

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