Recensione : Borderlife di Dorit Rabinyan

La Longanesi, con Borderlife, si è fatta “portavoce” di un libro destinato a diventare un classico del nostro tempo.

L’autrice Dorit Rabinyan spacca Israele.

La storia d’amore fra un’israeliana e un palestinese ha innescato una polemica furibonda fra i vertici del ministero dell’Istruzione ed esponenti della cultura laica israeliana fra cui gli scrittori più rinomati come Amos Oz, A.B. Yehoshua e Meir Shalev.

Il ministero ha giustificato la decisione spiegando che la lettura di quel libro non pare appropriata per adolescenti israeliani perché il suo contenuto potrebbe incoraggiare “l’assimilazione”, ossia renderli più aperti a matrimoni con non-ebrei. Per questo motivo è stato tacciato di minare le identità separate. Dall’altra, i critici hanno definito la posizione assunta dal ministero  una “teoria razzista istituzionalizzata”.

Di fronte all’imposizione del ministero dell’Istruzione, i grandi nomi della letteratura israeliana si sono mobilitati per protestare. Amos Oz ha notato polemicamente che anche personaggi biblici importanti si scelsero donne non ebree.

«Mi ha colpito profondamente, persino la tragedia di due popoli non riesce a sopraffare questa storia d’amore. Descritta magnificamente, tratteggiata con precisione ed eleganza.» Amos Oz

Il libro è diventato un fenomeno culturale e sociale, che ha suscitato forte reazioni nei lettori, coinvolti, loro malgrado, nella tragedia di due popoli.

Una storia che è riuscita ad unire una parte considerevole di lettori di un Paese diviso e tormentato da una guerra infinita. Quel conflitto però non riuscirà a separare due anime destinate a stare insieme.

Una recensione alquanto difficile.

Leggere Borderlife mi ha molto commosso.

La storia, coinvolgente fin dalle prime righe, non mi ha concesso respiro. Il ritmo cadenzato e la prosa fluida, ha fatto da cornice ad un “amore vero”.

Potrebbe essere una storia come tante, ma non lo è, vive solo lo spazio di un tempo limitato, sospeso nel tempo. Sanno che il loro è un amore impossibile per mille motivi. Gli studi intrapresi, l’essere lontano da casa e la libertà non li esime dal dimenticare le loro radici. Lei israeliana, lui palestinese, sono consapevoli che per loro non c’è futuro, non nella loro terra, non nelle rispettive famiglie.

“…lui sfinito fra le mie braccia e io che pian piano ricadevo nel sonno, non prima di pensare però, tristemente, con vero rimpianto, come se avessi già nostalgia, che peccato, che spreco sarà rinunciare a lui, quanto sarà difficile dimenticarlo.”

Troppe sono le cose che li dividono, prima di tutto la Storia, poi le tradizioni, il credo, la lingua e la guerra, ma questo amore impossibile, a cronometro, troverà la forza nel sentimento che li ha trafitti sin dal loro primo incontro, una sintonia di pensiero ed anima.

“…così non le racconto più di quanto ridiamo insieme, come due bambini, non le racconto che ogni giorno faccio la raccolta di aneddoti da riferirle la sera, per sentirlo ridere. Non le racconto di quei momenti in cui vedo che lui mi capisce, di quando naviga disinvolto nei meandri della mia mente, vedo il suo sguardo intelligente…le rotelle della sua testa che si muovono in perfetta sincronia con i miei pensieri. Il benessere, la soddisfazione che mi riempie, la curiosità e il piacere del pensare insieme. In quei momenti in cui parliamo e parliamo e parliamo sento che anche se fossi un enigma per me stessa, un mistero insolubile, lui mi conoscerebbe comunque, saprebbe rispondere a tutte le domande. “

Un incontro voluto dal destino, dall’altra parte del mondo, a New York. Lì lontano da tutti, si innamorano, è inevitabile, come inevitabili sono i dubbi che li assillano. Gli scontri verbali, la difesa delle loro posizioni non fanno altro che aumentare il tormento dell’imminente separazione. Si amano profondamente, e questo nessuno potrà mai impedirlo, l’unica consolazione sarà il ricordo di questo periodo vissuto insieme, un limbo vissuto in un mondo irreale, privo di agganci con la realtà quotidiana.

“Non racconto a nessuno quanto poco ci mette ad accendersi, a prendere fuoco per me come un campo di rovi. E che le nostre notti sono come una mela ancora da finire, come un frutto che matura daccapo ogni volta che lo sbucci. Non racconto del nostro piacere gioioso, che ci affama, sazia e affama di nuovo. Dei momenti in cui siamo abbracciati sotto le coperte, avvinghiati l’uno all’altra, uniti come due tuorli nello stesso uovo… dentro i nostri corpi nel buio appagati d’amore e avvinghiati l’uno all’altro come due serpenti, maschio e femmina, nella tana… a volte sento che sto quasi diventando lui, sono così vicina a lui, dissolta in lui che posso quasi sentire cosa significa essere lui.”

Li accomuna l’amore per la loro terra, la nostalgia li assale. I ricordi assumono i colori della loro terra; le tonalità del blu per il mare e l’azzurro per il cielo. Colori che diventano una vera ossessione per Hilmi, che li ripropone nei suoi quadri all’infinito, in un viaggio continuo verso le sue radici, alla sua famiglia.

L’autrice è riuscita a trasmettere, con le voci di Liat e Hilmi, le diverse posizioni dei due popoli in questione. Attraverso dialoghi serrati ed incandescenti, ho compreso, forse per la prima volta, le vere ragioni che sono alla base di una guerra senza soluzione. Posizioni ferme, questioni territoriali, spartizioni delle acque e dei luoghi di culto, rendono la soluzione sempre più lontana, la pace una chimera.

Se non si è direttamente coinvolti risulta difficile comprendere. Questo libro ha il merito di concedere al lettore una finestra, per comprendere meglio il conflitto che affligge Israele, da entrambi i punti di vista. Una possibilità concessa con disarmante semplicità, senza sconti per nessuno.

Ringrazio la Longanesi per avermi concesso il privilegio di leggere questo bellissimo libro.

Trama  –  Scheda dell’editore

Liat, una quasi trentenne israeliana, fa la traduttrice e si trova a New York per una borsa di studio. Qui conosce Hilmi, un palestinese di Ramallah che fa il pittore e ha due anni meno di lei, gli occhi color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. La loro appassionata storia d’amore si intreccia con la consapevolezza dell’incompatibilità di una relazione dal destino già segnato. Infatti, la loro appartenenza a una terra tormentata e divisa non può che separarli e porre fine a ciò che è iniziato nel freddo grigiore newyorkese. Tutto è filtrato dagli occhi di lei, attraverso lo straniamento che prova insieme a una fortissima e per lei inedita attrazione fisica. Una scrittura forte e commovente come la passione che racconta, un romanzo che ha saputo resistere a divieti e proibizioni, diventando un fenomeno culturale e sociale.

Titolo: Borderlife
Casa Editrice: Longanesi editore
Pagine: 370
Prezzo: 16,40€

rabinyan

Dorit Rabinyan (1972) è una scrittrice e sceneggiatrice israeliana. Nata a Kfar Saba da una famiglia ebrea persiana, Dorit ha pubblicato tre romanzi, due dei quali sono stati tradotti in diversi paesi, una raccolta di poesie e un libro per bambini illustrato. Scrive anche per la televisione. Il suo romanzo del 2014 Gader Haya (all’estero Borderlife), al centro delle polemiche per aver raccontato una storia d’amore tra una donna israeliana e un palestinese, è stato invece ben accolto dalla critica arrivando a vincendo il Premio Bernstein.

 

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