C’era una volta di Saimen Piroddi

Voglio inaugurare una nuova pagina dedicata ad estratti e racconti brevi.

Spesso mi capita di imbattermi in letture che in qualche misura mi hanno molto colpito, vuoi per bellissime descrizioni, vuoi per un passaggio particolarmente toccante, o anche, per una semplice sintonia di pensiero. E per ben cominciare, mi è sembrato giusto pubblicare come primo articolo di questa nuova sezione, questa “Favola d’amore” di un mio carissimo amico, Saimen Piroddi, dalla penna leggera e dall’animo gentile.

C’era una volta

un ragazzo di nome Simone che aveva smesso di sognare e di sperare.

Viveva le sue giornate così, come capitavano,

un giorno bene e un giorno male,

e via così.

È cresciuto nel lusso, nella cultura e

da una città all’altra sotto gli occhi e gli schiaffi di un padre severissimo,

e ora,

per cause di avversità di vita è solo un poveretto che dal lusso

è dovuto scendere.

Ha persino dormito sotto i ponti.

Nel tempo si è ripreso un po’

ma ne ha viste di cose, e quanti ricordi dietro a quegli occhi neri.

Comunque, nonostante la sua povertà, era una persona dai modi gentili educati e colti.

Sapeva capire sia i poveri che i ricchi ma…,

a lui chi lo capiva? e si, lui, un povero coi modi da signore: che casino.

 

Un giorno mentre lavorava gli è capitato di incontrare una bellissima ragazza

…un saluto veloce, 2 battutine di circostanza e…

nulla,… poi andò via continuando il suo lavoro

terminando la sua giornata stanco di chilometri e di sorrisi obbligati,

ma, da quando incontrò quella bellissima ragazza qualcosa in lui è cambiato,

non sapeva neanche lui cosa e perché.

Si sentiva strano e non capiva.

Agitato triste e contento allo stesso tempo come se avesse preso troppi caffè,

come stesse aspettando qualcuno.

Non riusciva a stare fermo ma cercò di non farci caso più di tanto.

 

Il giorno seguente si alzò presto per iniziare la sua giornata di lavoro

e sembrava stesse meglio,

ma, quando ad un certo punto gli venne in mente quella ragazza bellissima,

in quel istante realizzò che era lei la causa del suo essere strano.

Un po’ triste pensò tra sè e sè

“ma dai Simone…che vai a pensare?..

manco la conosci…dai, suvvìa”.

E cosi pensando affrontò un altro duro giorno di lavoro.

Ma chissà la bellissima ragazza che faceva,

e se pensava a lui come lui pensava a lei..?

 

Intanto i giorni trascorrevano.

Era autunno e i giorni erano incerti.

Piano piano si avvicinava il giorno in cui Simone sarebbe partito via lontano.

Sapeva dunque che presto sarebbe andato via,

ma intanto, continuava a vivere e a lavorare come se non dovesse partire.

 

Era domenica, e, come spesso accadeva, si recava in ospedale.

Con addosso un camice bianco impersonava il dottore pazzo e distratto

che tanto faceva ridere  quei bambini che, nonostante i loro sorrisi bianchi,

dentro, nascondevano il nero della loro malattia.

Ma vederli ridere era una gioia immensa.

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In reparto fece amicizia anche con un bambino che era dello stesso paesino di quella bellissima

ragazza.

Si chiamava Davide.

Con lui, scherzando un po’ si era addirittura confidato.

Per farlo uscire un attimo dall’ospedale chiese ai medici se poteva portarselo con sè a fare

un giro.

Al centro commerciale, al bar, e anche in agenzia viaggi

dove Simone approfittò per farsi il famoso biglietto solo

andata.

Simone era fiero di Davide perché stava sulla buona via di guarigione.

 

Il giorno seguente, di primo mattino mentre era già al lavoro, ricevette una telefonata,

era Lei…la bellissima ragazza,

le disse se poteva avvicinarsi per motivi di lavoro.

Lui, certamente disse di sì, e mentre lo diceva iniziarono a tremargli le gambe e le braccia,

ma si fecce coraggio e, con forza, cercò di dirsi da solo che quella ragazza

non lo avrebbe mai considerato:  “dai Simone smettila una volta per tutte” – si disse- e prese il cammino verso lei.

Chissà che voleva?

“Sarò in ordine con i vestiti?, farò bella figura?

Ummm…!!! Sono cosi teso !!!”

 

Eccolo arrivato. Scese dalla macchina e chiuse la portiera, girò gli occhi di scatto verso destra e…

lei era lì, di fronte a lui….stava fuori come se lo aspettasse.

MAMMA MIA !!!! doveva restare calmo !!! SI !!! LUI DOVEVA RESTARE CALMO !!!
anche se sentiva mancarsi, aveva caldo e le gambe molli, quasi sveniva !!

Era indeciso se sedersi sul marciapiedi o resistere, tale era l’emozione,

“ciao” disse lei, E ciao rispose lui.

Come stai?…

Per tutto il tempo in cui stettero insieme, lui fecce finta di nulla, ma quando poteva la osservava.

Era cosi bella ! Cosi dolce e dai modi cosi gentili.

Poi, dopo pochi minuti già era giunta l’ora di dirsi ciao.

E ciao fu.

La giornata di Simone era strana. Pensava solo a Lei.

Si era innamorato follemente, lo sentiva dentro,

ma,…tanto, sarebbe partito presto, e poi…era uno sconosciuto infondo.

 

Il giorno della partenza per l’America era sempre più vicino.

Tutto era quasi pronto.

Avrebbe lasciato qui pochi conoscenti e a salutarlo non ci sarebbe stato nessuno.

Era cosi triste ora, pensava agli anni trascorsi.

Pensava ad un sacco di cose.

Pensava che ora, un’altra volta, stava cominciando tutto da capo.

Tutto!

Si sentiva molto solo.

Lacrimando, mentre saliva la scaletta per entrare in aeromobile guardava il cielo,

sapeva che non avrebbe più visto quel cielo

e pensava

 

“ sono stato un clown per tutta la mia vita

     non c’è stato mai il tempo di sedersi

    forse perché per me qui non c’è posto

            e questo posto mi manca,

                     prima, e ora.”

 

Piangendo in silenzio, saliva

saliva, e saliva

Poi…

Il cielo improvvisamente divenne un insieme di luci e scomparti per bagagli a mano.

Un anonimo steward lo guidò al posto f38.

Si sedette e dopo pochi minuti l’aeromobile si riempì di passeggeri.

Anche il posto accanto al suo non restò vuoto, ma lui, così per le sue,

così triste e innamorato, non si voltò neanche a vedere chi avesse occupato quel posto.

L’aeromobile iniziò a muoversi e a dirigersi verso la pista di decollo

mentre dal sedile accanto al suo si sentì “ooo mamma, si muove, CHE PAURA !! tu non hai paura ?”

…Simone restò di stucco!

Non osò girarsi. Conosceva quella voce ma, lì per lì, non capiva chi potesse essere.

Lentamente si girò…

e…

si sentiva svenire, non capì nulla, era tutto irreale.

Accanto a lui c’era quella bellissima ragazza.

Si rigirò verso il finestrino perché credette davvero di sognare.

Dopo un paio di secondi si rigirò verso lei , dicendo “ ma tu…tu “

Lei lo interruppe dicendo “ io si !!, io sono la sorella di Davide, so tutto di te !!!”

E con gli occhi lucidi lo abbracciò e ripeté

“so tutto di te, so tutto! e so …sì, io so che ti amo “

 

I loro visi bagnati di lacrime si unirono in un bacio forte lungo e silenzioso mentre l’aereo li portava là dove vissero felici e contenti fino alla fine dei loro giorni.

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Saimen Piroddi (giornalista, e altro)

Twitter: @saimen1974

Instagram: saimenph

Mail: xsamfly@gmail.com

 

 

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