Estratto : Galleria Vittorio Emanuele…cuore pulsante di Milano

Tratto da L’estate più piovosa di Milano di Pierluigi Spagnolo.

Galleria Vittorio Emanuele…la galleria più amata della città.

“Questa non è stata la prima strada coperta, il primo passage di una Milano che già guardava a Parigi e Londra come modelli architettonici…nel 1865, quando iniziarono i lavori…Questa è sicuramente la galleria più amata della città…Da un secolo e mezzo la Galleria Vittorio Emanuele era il cuore pulsante di Milano, il salotto buono, luogo di svago e mondanità, delle rivendicazioni politiche e delle perfomance artistiche, sin dai tempi della Belle époque. Un immenso passaggio coperto…attraverso il quale erano transitati proprio tutti: artisti e politici, nobili e indigenti, letterati questuanti, militari e alti prelati, sante e puttane, impiegati e viaggiatori, milanesi e turisti, di ogni età, di ogni censo. D’altronde, si entra nel Duomo per ammirarne lo splendore o per fede, si entra alla scala per assistere agli spettacoli, ma solo se ci si può permettere il biglietto. Ma attraverso la Galleria si passa comunque. E’ da sempre il luogo di tutti, milanesi e viaggiatori occasionali.

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La vita di Milano, così come le notizie, passano da lì. Tanto che anche il Corriere della Sera l’aveva scelta come sede della prima redazione, nel 1876…I milanesi amarono e adottarono da subito questo spazio, creato per soddisfare i momenti di socialità e le esigenze commerciali, lo svago e gli affari. Per questo, proprio qui iniziarono a sbocciare fiorenti attività, negozi, bar e ristoranti. I primi a  fare tendenza, per i viveur dell’epoca. In uno di questi bar, impreziosito di mosaici e disegni in linea con l’art nouveau, nacque il celebre bitter. La Galleria ha ospitato uno dei templi della ristorazione d’elite, poi diventato cenacolo intellettuale, il locale amato nel corso dei decenni da Puccini e Marinetti, da Maria Callas e Charlie Chaplin, da Totò e Frank Sinatra.

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Poi sono arrivati i negozi dei pionieri delle grandi firme della moda milanese…La Galleria ha conosciuto anche le ferite della seconda guerra mondiale, il bombardamento della notte tra il 12 e il 13 agosto 1943, con altre mille tonnellate di ordigni che gli aerei alleati riversarono su Milano, ferendo la Galleria e altri monumenti della città…Il progetto originale era dell’architetto Giuseppe Mengoni, che morì cadendo misterosamente da un’impalcatura del cantiere nel 1877, a poche ore dall’inaugurazione dell’Arco di accesso da piazza Duomo. Ancora oggi non siamo in grado di stabilire se si sia trattato di una caduta accidentale, di un suicidio o addirittura di un omicidio.”

Curiosità

Le origini del Bitter Campari si collocano a Novara, dove il giovane Gaspare Campari nel 1860 inventa un nuovo liquore chiamato “Rosa Campari”e negli anni a seguire ne perfeziona la ricetta, che da allora è rimasta invariata. Sul finire del 1860, Gaspare e la sua famiglia si trasferiscono a Milano e riescono ad ottenere una licenza per aprire un locale nel cuore della città, nella prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele II, che venne chiamato Caffé Campari. Nel retro bottega Gaspare Campari allestì un laboratorio in cui creava i suoi elisir (tra cui anche il Bitter all’uso d’Hollanda e il Cordiale), dando vita ad un nuovo tipo di liquore. La vera rivoluzione e l’intuizione fu quella di proporre l’amaro prima di pranzo e non dopo, come digestivo, creando una nuova moda e andando ad affermare il rito dell’aperitivo.

L’autore

Spagnolo

 

Pierluigi Spagnolo è nato a Bari nel 1977. È laureato in Scienze politiche. Giornalista professionista, dal 2012 vive a Milano ed è un redattore della Gazzetta dello Sport. Ha iniziato nel 2003 al Corriere del Mezzogiorno, poi ha lavorato per City e al Corriere della Sera. Ha scritto “Bobby Sands. Il combattente per la libertà, una storia irlandese” (L’Arco e la Corte, 2002), e ha partecipato agli instant book “Che storia la Bari. 25 racconti popolari” e “La Bari siete voi. 30 figurine dall’album dei ricordi” (entrambi Gelsorosso, 2014).
Questo è il suo primo romanzo.

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