Risveglio…è guarita la Rugby Rovigo? di Stefano Padovan

Dopo il risveglio, c’è la consapevolezza della vittoria…

Soltanto alla mattina presto, il giorno dopo la vittoria di una partita valida per il finale di campionato, le idee cominciano a schiarirsi. Accade quando tutta la tensione del pre-partita, il tifo scatenato quasi isterico vissuto durante la partita stessa e l’ubriacatura di gioia nel post partita, se ne sono andati via definitivamente, assieme al mal di testa dovuto all’eccesso di brindisi, e, dopo una doccia ristoratrice e un caffè bollente, si è pronti per una nuova giornata.

E’ in quei pochi minuti di rilassamento, tanto sospirato e ambito che le idee e le emozioni smettono di mescolarsi e di confondersi coi ricordi della serata precedente e ci si chiede che cosa abbia determinato tutto ciò. La risposta è tanto semplice quanto di vitale importanza : la ricerca di noi stessi, che nella fattispecie, ovvero nella sua applicazione pratica al mondo del rugby rodigino, equivale a dire: la ricerca della nostra identità.

Socchiudo gli occhi per un attimo e mi compaiono di fronte i giocatori e i tifosi della Rugby Rovigo uno ad uno, sembrano personaggi fiabeschi di Andersen uscire dalla foresta, e mi metto a fantasticare sulle loro gesta e sulle loro caratteristiche.

Prendiamo ad esempio la seconda linea Perry-John Parker, nessuno può negare che abbia l’aspetto di una quercia. Anche dalla tribuna è facile notare la forza con cui sposta uomini e cose ad ogni minuto della partita. Perry è tanto solido e vigoroso in campo durante l’incontro, quanto gentile e paziente fuori coi tifosi. E’ sempre il primo ad arrivare ai terzi tempi, e sempre per primo ti chiede molto gentilmente: “Ciao! Come stai?”, come se fosse stato lui ad assistere alla partita e noi tifosi ad aver sofferto in campo. Un vero gentleman.

Anche i compagni di Perry hanno un aspetto degno di un personaggio da racconto fiabesco, oppure da fumetto Disney. Per esempio Joe Van Niekerk, mi ricorda tantissimo Braccio di Ferro, il marinaio, sfortunato in amore, che risolveva le ingiustizie con un barattolo di spinaci assumendo la forza di cento uomini. Nella squadra poi c’è un Ferro autentico, originario proprio di Rovigo, e solo questo gli basterebbe per assumere i connotati del super eroe, ma lui non si accontenta, è il capitano della squadra. Anche Quaglio ed Edoardo Lubian sono due prodotti del vivaio locale. Il primo con le sue prestazioni si è guadagnato una chiamata dal mondo del professionismo puro, il secondo che copre il ruolo di terza linea, incarna l’autentico spirito bersagliere rodigino.

Quest’anno c’è in squadra un giovane e promettente pilone, si chiama Tenga e viene da Benevento, egli ha l’indiscutibile aspetto di un orco di leggendaria memoria. E’ un gigante di non so quanti kili, ha barba e capelli lunghi ed è lo spauracchio di qualsiasi difesa avversaria. Anche Roberto Tenga lascia veramente stupiti tutti. E’ incredibile quanto ad ogni partita sia sempre più determinante per l’andamento dell’incontro, mostrandosi sempre più forte e maturo, e appaia ai terzi tempi sempre con modi timidi e riservati, quasi fosse sorpreso dell’affetto dei suoi tanti tifosi.

L’aspetto e le qualità atletiche di Denis Majstorovic mi fanno ricordare il mio idolo personale di qualche anno fa, Pablo Calanchini, e questo mi basta e avanza per annoverarlo fra gli eroi della squadra rossoblù. Ross McCann ha proprio le sembianze dell’abitante delle Highlands scozzesi, tanto che non c’è bisogno di andare a visitare quelle remote terre nordiche, basta conoscere Ross, aspro e roccioso in campo, amichevole e dall’animo generoso fuori.

In mezzo a tutti questi personaggi fiabeschi non poteva venirmi alla mente anche il giocatore che più di tutti ha fatto discutere la tifoseria: il tallonatore Sudafricano Jacques Momberg. Jacques è stato prima accolto con sospetto dalla tifoseria come essere misterioso, poi additato come sciagura, e infine osannato a idolo.

Conoscendo abbastanza bene il tifo del Rovigo, devo ammettere che anche Jacques abbia dato un bel contributo per far pensare in questo modo, tuttavia il giocatore si è lentamente guadagnato la stima e la fiducia di tutti, a suon di prestazioni sempre più convincenti, incredibilmente costruite con una forza veramente sovrumana e una caparbietà e tenacia che mi hanno fatto ricordare i bei tempi del nostro capitano, Luke. Sembra quasi che il tallonatore sudafricano, sempre graffiato in volto a fine partita o con un occhio nero, ma sempre sorridente e soddisfatto, abbia capito la lezione che solo con la sofferenza del corpo e dell’anima, si raggiunge la felicità della spirito.

Nel sottobosco fiabesco non possono mancare folletti, gnomi e altri esseri fantastici che affollano il mondo fantastico della gente rossoblu. Stefan Basson, Luciano Rodriguez, Marco Frati, Alberto Chillon, e Francesco Menon sono esseri leggendari che svolgono un ruolo di mediazione tra l’uomo e la sua normale società e il mondo selvaggio a contatto con la natura e l’Infinito Assoluto con il quale li ho visti parlare.

In questo panorama onirico e trascendente si possono trovare anche uomini che assumono le sembianze degli idoli rossoblù, come Luca, un tifoso conosciuto da poco, o le donne che hanno le caratteristiche delle fatine buone consigliere degli uomini come Chiara, Cristina, Paola, Barbara, che nella vita reale svolgono proprio il lavoro di maestre per i bambini.

Tutti questi personaggi, giocatori e tifosi, escono dalla foresta preceduti dal suono incessante dei tamburini che annunciano il loro arrivo, come Marco, Stefano, Massimo, Alberto, che non smettono mai di percuotere i loro tamburi richiamando l’attenzione del popolo e rimproverando i distratti. Non manca nemmeno il fabbro, Roberto, che costruisce gli arnesi della passione rossoblù: pennoni per bandiere, stemmi, trofei, eccetera.

Apro gli occhi, e mi passa di fronte il ricordo di aver visto allo stadio una mia cara amica, tifosissima del Rovigo: l’infermiera Franca. Franca era presente al seguito della gente rossoblu fin dai tempi della famosa finale di Roma, ha sempre amato il rugby fino a giocarlo lei stessa. La coincidenza vuole che abbia conosciuto di recente la seconda metà di un’importante personaggio del rugby rodigino, anch’essa infermiera. Dato che anch’io svolgo la professione sanitaria tutto ciò mi fa sorgere naturale la domanda, che poi è un po’ la domanda che si pone tutta la gente rossoblu ‘è guarita la Rugby Rovigo?’. Non so rispondere esattamente, ma le ultime rilevazioni dei segni vitali sembrano far pensare in senso positivo.

E’ con questa idea dolce e rassicurante che mi accarezza l’anima e riscalda il cuore, che decido di alzarmi e avviarmi ad iniziare la giornata, non prima di aver cercato di risolvere la questione iniziale riguardo la ricerca della propria identità, così chiedo aiuto a F.Dostoevskij, che un giorno ebbe a dire :L’uomo è un mistero. Bisogna risolvere questo mistero e, anche se si impiega tutta la vita, che non si dica che si è perso tempo. Io mi occupo di questo mistero perché voglio essere un uomo”.

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