Recensione : Il figlio maschio di Giuseppina Torregrossa

Giuseppina Torregrossa, resta sempre una delle mie autrici italiane preferite. In “Il figlio maschio” ha deciso di raccontarci la storia della famiglia Cavallotto, proprietaria della omonima casa Editrice Cavallotto. Vicende non semplici, narrate dalle figlie dell’editore e ritrasmesse a noi attraverso la bellissima scrittura della Torregrossa.

Le donne sono sempre al centro dei suoi romanzi, e sicuramente la capostipite della famiglia Cavallotto, Concetta Russo, è stata un bel punto di partenza. Il suo amore per i libri ha permesso a tutti i suoi figli di studiare in un’epoca dove questo non era del tutto scontato. Il marito sognava per loro la terra e lei sognava per loro la scuola.

“Poi abbassò il viso fino a sfiorarlo con la guancia e gli sussurrò all’orecchio: -Voscenza ha una brutta opinione di mia. Lo sapete che i libri mi sono sempre piaciuti. Il profumo della carta, il nero dell’inchiostro, le pagine da tagliare, le rilegature di cuoio, le incisioni, mi danno quasi un piacere fisico! Ve lo ricordate quando mi leggevate le vostre poesie? -.”

È stato inevitabile, quindi, per tutte le generazioni a venire avere a che fare con i libri e con l’editoria.

Ho ammirato la fermezza di queste donne, ritagliarsi un ruolo diverso di volta in volta, in base agli eventi storici e alle traversie familiari. La loro forza unita all’amore per il proprio marito o figlio le hanno rese coraggiose, in grado di affrontare tutte le avversità, e continuare a credere in questo grande sogno. Emerge tutta la sicilianità di una terra che ha molto da raccontare, ma che per pudore, per rispetto trapela dalle labbra dei protagonisti con dignità per questa terra martoriata dalla Storia e umiliata dalle azioni di uomini indegni di chiamarsi siciliani.

Una biografia, uno spaccato di un’intera epoca che ho divorato con gioia. Immergermi nelle loro vite, osare partecipare ai loro sogni è stato per me un grande onore. Ringrazio l’autrice per aver aperto questo capitolo. Sicuramente un compito non facile farsi portavoce di una testimonianza così importante, di un editore che ha dato una svolta all’editoria di una intera regione, e in grado di ritagliarsi una fetta di mercato anche a livello nazionale.

“… c’è stato un attimo, un attimo appena, in cui l’universo intero… aveva taciuto, e Filippo aveva udito distintamente : – L’editore scopre e crea -.
Era un invito, una rassicurazione, un ammonimento, una profezia. Lui l’aveva accolta come una gemma preziosa e l’aveva fatta sua. “

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Tanti i nomi illustri dell’editoria e della cultura sono stati testimoni di questo successo che ancora oggi vive grazie alle figlie di Vito Cavallotto, che onorano il suo ricordo perseguendo le sue orme e i suoi sogni. Ricordiamo inoltre Leonardo Sciascia, che viene sovente nominato come un caro amico e come primo sostenitore, e pittori del calibro di Greco e Guttuso, che con le loro mostre diedero ancora più lustro alle librerie Cavallotto.

Il romanzo è un continuo susseguirsi di eventi storici, di cambiamenti epocali nel costume e nella società, e del conseguente riscatto delle donne. L’autrice ci ha fatto dono di un bellissimo affresco della sua terra, con il suo dialetto, con i suoi profumi e qui, in particolar modo, con la sua cultura. Un libro che si legge con piacere, la storia corre veloce come le vite dei protagonisti, il dialetto necessario, insostituibile ma ben dosato, dà corpo al racconto, dando colore e atmosfera agli eventi. Ho apprezzato molto questa bella novità della Torregrossa, che si è presa la responsabilità di romanzare una storia vera, che molti probabilmente non conoscevano, donandoci così una Sicilia e una sicilianità tutta da ammirare.

Trama

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“Che può fare un uomo per garantirsi l’eternità, se non passare il testimone al figlio maschio?” si domanda il vecchio don Turiddu Ciuni, mentre sente che la vita gli scappa via. Non si dà pace che la moglie si sia ostinata a far studiare tutti e dodici i loro figli, femmine comprese, e che nessuno di loro voglia occuparsi del feudo di Testasecca, nell’entroterra siciliano. La delusione più grande gliel’ha data ovviamente il primogenito, Filippo, che alla terra ha preferito la letteratura, aprendo una libreria e pure una casa editrice. “Grandissime minchiate”, secondo l’anziano padre. Non la pensa così Concettina, che adora quel suo fratello sognatore e – siamo nel 1934 – vede in lui la possibilità di un futuro migliore per l’intera famiglia. Ma il destino si divertirà a sovvertire ogni aspettativa e, negli ottant’anni di storia raccontati in questo romanzo, chiamerà proprio lei, le sue figlie e le nipoti, a dimostrare quella straordinaria capacità di resistere che è propria di ogni donna. Con una scrittura che ha tutto il sapore e il calore della Sicilia, Giuseppina Torregrossa costruisce una potente saga familiare in cui l’amore per la vita e la passione per i libri si uniscono come due strumenti diversi che suonano la medesima armonia.

Titolo    Il figlio maschio

Autore   Giuseppina Torregrossa

Prezzo   euro 18.50

Dati        2015, 309 p.,rilegato

Editore  Rizzoli (collana Scala italiani)

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