Recensione : Raccontami dei fiori di gelso di Aline Ohanesian

Ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere la mia recensione su “Raccontami dei fiori di gelso”, avevo bisogno di assimilare questa storia, farla sedimentare.

Come si può raccontare una tragedia senza cadere nel vittimismo o nel melodramma?

Aline Ohanesian è riuscita nell’intento. Ha raccontato la Storia in una storia. L’amore tra due ragazzi diventa la cornice, il mezzo per comprendere questo dramma umano. Un evento negato, insabbiato per anni. Rinnegato da tutti per la brutalità delle azioni e forse per la vergogna di esserne stati gli artefici.

L’incredulità e una rabbia sottile ha accompagnato la mia lettura. Com’è stato possibile? Perchè queste atrocità verso una minoranza? Perché la Storia inesorabilmente si ripete sempre? Queste sono state le tante domande che mi sono posta. A cui però non sono riuscita a dare una risposta soddisfacente.

“Un giorno bianco diffonde luce, 
un giorno scuro diffonde oscurità.” 

La storia di Seda e quella di un intero popolo non devono passare sotto silenzio, dobbiamo essere testimoni e tener vivo il loro ricordo.

“Usano parole come testimone e genocidio, cercando di colmare con questi termini la distanza tra il suo passato e il loro presente.”

L’autrice con “rispettosa” delicatezza, lieve come una piuma, ha narrato le vicende di una famiglia cristiana armena alle prese con un disegno più grande, che verrà ricordato come il genocidio degli armeni, o olocausto degli armeni, e si indicano le deportazioni ed eliminazioni di armeni perpetrate dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916,che causarono circa 1,5 milioni di morti.

“…non conosce molto sugli armeni turchi. Sono una nota sperduta a piè di pagina nella storia della fondazione della repubblica.”

Tutto accade in poco tempo, il tempo neanche di comprendere, accettare l’eventualità di una scelta così scellerata e inumana.

Perché gli armeni non hanno compreso? Perché non si sono ribellati?

La risposta forse è questa…

“…la forza si manifesta con diverse sembianze. Non monta sempre a cavallo possente e brandisce una spada scintillante. A volte dobbiamo essere come la sponda di un fiume, che si piega e s’incurva con la terra, resistendo alle onde e alle correnti. E che sopporta…

Qualche volta è meglio essere come il fiume. Capisci? È così che sono sopravvissuto.”

Seda e Kemal sono vittime ignare, intente a vivere una vita semplice, ognuno all’interno della propria famiglia, con le proprie tradizioni e il proprio credo. Lui turco mussulmano, lei armena cristiana, sognano una vita semplice, un amore agli esordi in un mondo che sta cambiando. Osteggiati dalle famiglie e dalla comunità, solo sguardi fugaci e sorrisi rubati, questo è quello che la vita concede loro. Poi il buio della persecuzione, delle carovane della morte, della fame ed infine della morte.

“…i cristiani. Siamo considerati una minaccia interna, un nemico che vive dentro lo stato…C’è un confine invisibile che separa i mussulmani dai cristiani, i turchi e i curdi dagli armeni e dai greci.”

Ritrovarsi sembra impossibile, la vita è stata crudele con entrambi, ma accade. Quello sarà l’unico tempo loro concesso per provare a vivere un amore con quel poco che è rimasto. Corpo e anima sono debilitati, annientati dal dolore e dalle perdite, nulla sarà più come prima, troppa la sofferenza, una vita insieme solo una chimera in questo mondo. Eppure riescono con il tempo a curare le proprie ferite e ritrovarsi per brevi istanti, in un universo parallelo e finalmente a concedersi ed amarsi come due giovani qualunque.

È solo uno spiraglio, un miraggio di felicità, perché tutto ha un prezzo e la vita, quella vera, fatta degli unici affetti rimasti vivi, chiede il conto. Vivranno il resto della loro vita lontani, chiusi nel ricordo l’uno e dell’altro.

“… la vergogna immensa di sopravvivere e vivere… Anche se tutte le parole in ogni lingua umana della terra non basterebbero a descrivere ciò che è accaduto. 
Quando il fiume di parole si gonfia ed esonda, avvelena tutto. Contamina il presente con il sangue e le lacrime versati. 
Non le dispiacerebbe l’oblio che viene con l’età. 
Lascia in pace il passato doloroso, permette che s’imputridisca e si decomponga nella sua mente. 
…sono considerati dei sopravvissuti al genocidio, portatori di orrori indicibili, guardiani del passato del loro popolo. “

Kemal riversa la sua anima nei suoi disegni e Seda nell’amore per sua nipote.

“Da quando ho cominciato a farti i ritratti, non riesco a disegnare altro… Vedo tutto in maniera diversa. Tutto mi hai rubato gli occhi e la vista.”

Saranno i nipoti di entrambi a riaprire le vecchie ferite, la storia si snoda sulle vicende legate ad un testamento e alla verità in esso contenuto. Una verità più grande di loro, temuta, rinnegata e finalmente compresa. Perché…

“Gli armeni sopportavano il loro lutto da soli. Lo nascondevano, come qualcosa di prezioso, in ogni sillaba della lingua insegnata nelle scuole del sabato, nel profumo dei piatti e nel lamento delle canzoni. Nel respiro dei bambini.”

Sono immensamente grata alla Garzanti per avermi concesso l’onore di leggere questo romanzo. Un libro che dovrebbe rientrare tra le letture scolastiche, per meglio comprendere una vicenda umana prima che storica. Ho imparato tantissimo, ho compreso molto, ho finalmente dato il giusto peso ad un evento che sentivo lontano da me, ma che da oggi in poi avrà tutto il rispetto che merita.

Non ci sarà l’oblio, grazie alla bravissima Alice Ohanesian.

Aline-Ohanesian

Trama – Scheda dell’editore

Quando i ricordi ritornano alla mente, a volte non si è preparati ad accoglierli. Soprattutto se si è fatto di tutto per far tacere la loro voce, per nascondere le sensazioni che portano con sé. È così per Seda, che credeva di aver finalmente seppellito il passato per sempre. Ma ora è tornato e parla del paese da cui si è allontanata senza voltarsi indietro. Parla della Turchia dove affondano le sue radici, il paese di cui sente ancora il profumo delle spezie e il rumore dei telai al lavoro nell’azienda della sua famiglia. Da lì proviene il giovane Orhan, che adesso vuole delle risposte. Vuole sapere perché suo nonno, Kemal, ha lasciato la loro vecchia casa a Seda, una sconosciuta che vive in America. Lei capisce che è arrivato il momento di scendere a patti con la sua memoria e con quella colpa che non ha mai confessato a nessuno. Decide di affidare a Orhan la sua storia. La storia di lei ancora ragazzina che si innamora di Kemal all’ombra di un grande albero di gelso, i cui rami si innalzavano fino a voler raggiungere il cielo. Un amore spezzato dalle deportazioni degli armeni, all’alba della prima guerra mondiale. Un amore che ha costretto Seda a scelte difficili i cui rimpianti non l’hanno mai abbandonata. Solo con Orhan ha trovato il coraggio di riaprire quelle vecchie ferite. Di rivelare una verità da cui possa nascere una nuova speranza. Perché il passato, anche se doloroso, va ascoltato e deve insegnare a non dimenticare. Raccontami dei fiori di gelso è un esordio che ha conquistato gli editori di tutto il mondo. Venduto in 15 paesi, è stato recensito dalla stampa più autorevole. Un romanzo profondo e intenso che dà voce alla Storia quando diventa più oscura e scuote le coscienze. Un romanzo su uno dei più crudeli genocidi che l’uomo abbia mai commesso. Un romanzo in cui l’amore resiste agli urti del tempo e alle ferite della guerra.

Autore       Aline Ohanesian

Titolo         Raccontami dei fiori di gelso

Edizioni    Garzanti

Collana     Narratori moderni

Dati            288 pagine

Costo          € 16.90

ISBN 978881168761-0

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