Recensione : Verità sepolte di Allen Eskens

In “Verità sepolte” vengono alla luce le pieghe dell’anima dei protagonisti, quelle dove si celano verità inconfessabili e paure più profonde.

Ho apprezzato fin da subito la narrazione, coinvolgente, non completamente incentrata sul crimine e sulle indagini, ma di ampio respiro. Non si coglie quella tensione, a volte snervante, dei classici thriller che portano il lettore a subire il racconto, mentre qui siamo alla presenza di vicende umane dal sapore dolce amaro, siamo al cospetto del loro passato e del loro dolore. Non è facile per nessuno, hanno la vita che ogni giorno li reclama prepotentemente, arrancano con la quotidianità e con i sensi di colpa. Uno spazio narrativo dedicato ad ognuno con una scrittura magistrale, che ha fatto della semplicità la sua arma vincente. Gli autori in grado di affermarsi con questo tipo di prosa sanno arrivare là, dove molti scrittori, anche più titolati, non giungeranno mai. Ho apprezzato il rispetto che Eskens ha dedicato ad ognuno, l’empatia che è riuscito a trasmettermi. Ho colto tanta umanità, quella vera, senza sotterfugi, ho colto la bellezza della verità. Sono stata testimone della nascita di un sentimento d’amore, delicato e fragilissimo, ho assaggiato l’amore fraterno, quello fatto di silenzi, di comprensione, dove le parole sono superflue.

“Per il resto del mondo non aveva nessuna espressione, ma a me non la faceva. Era mio fratello, e solo io riuscivo a scorgere la tristezza dietri i suoi calmi occhi azzurri.”

Infine ho assistito al declino di un uomo che lotta per la sua dignità morale, con l’ausilio e la sola forza delle parole, le sue parole.

“… non stava cercando una risposta, quanto cercando di decidere se rivelarmela o no…
– Sí – disse – C’è una differenza. Io ho fatto entrambe le cose. Ho ucciso…e ho assassinato.-
– Qual è la differenza? – 
– La stessa differenza che c’è tra sperare che il sole sorga e sperare che non sorga. – “

Il rammarico per le scelte del passato possono condizionare un’intera esistenza, e questo quello che tormenta Carl, condannato per un crimine atroce, la sua storia diventa l’epicentro dell’intero romanzo. In nome di un tempo perduto, la malattia e la morte ormai imminente, lo  spingono a raccontare ad un giovane studente la sua verità sull’accaduto. Quella verità che farà da collante tra quello che è stato e quello che sarà.

“Pensavo che andando in prigione, sarei riuscito a mettere a tacere i miei fantasmi, a seppellire quella parte della mia vita, le azioni commesse in Vietnam. Ma alla fine ho scoperto che nessun buco è abbastanza profondo…Per quanto ci provi, ci sono cose dalle quali non si riesce a sfuggire.”

L’intero percorso di lettura risulta ben cadenzato, ricco, pieno, coinvolgente, mentre presenta un ritmo più rapido, incalzante nell’ultima parte, con un finale perfetto, come solo un thriller sa essere.

Un libro che consiglio! Un tascabile alla portata di tutti e per tutti grazie alla Beat e alla Neri Pozza.

Scheda dell’editore

Carl Iverson reca in faccia tutti i segni della vecchiaia, ha la pelle ingiallita dall’ittero e un collo così fine da poter essere afferrato con una mano sola. Tuttavia, al di là dell’età e di una grave malattia, non ha altro in comune con gli ospiti della casa di riposo di Hillview Manor, a Minneapolis. Carl Iverson, infatti, è un mostro, accusato di aver stuprato, ucciso e dato alle fiamme la quattordicenne Crystal Marie Hagen il 29 ottobre 1980.

Quando giunge al suo cospetto per intervistarlo, e redigere una breve biografia per il suo corso di inglese all’università, lo studente  Joe Talbert scorge un uomo che non ha nulla del pazzo sadico e assassino. Iverson non ha gli occhi freddi e penetranti e l’aspetto spaventoso e disumano del killer, è soltanto un vecchio eroso dal cancro. Secondo il personale della casa di cura non arriverà a Natale, anche perché preferisce avere la testa lucida e non assumere morfina.

Joe sarebbe certamente mosso a pietà se, come molti a Hillview Manor, non pensasse alla ragazza che il mostro ha ucciso, a tutto quello che la vittima si è persa: ragazzi, amore, matrimonio, dei bambini. E se non avesse ben chiaro lo scopo per cui lui si aggira in quell’ospizio: mollare quel ridicolo lavoro di buttafuori in pub di terza categoria; riuscire a laurearsi, e avere finalmente soldi a sufficienza per occuparsi di sua madre  –  una donna con terribili sbalzi di umore, che cerca di lenire la sua sofferenza interiore con massicce dosi di vodka – e di Jeremy, il fratellino autistico che trascorre pomeriggi interi a guardare i Pirati dei Caraibi. Quel vecchio dai capelli bianchi, lunghi e radi, dagli zigomi sporgenti e dalle fulminee e ciniche osservazioni sulla vita e sugli esseri umani è comunque fermamente intenzionato a spiazzarlo. Quando gli dice che gli fornirà una dichiarazione in articulo mortis – la confessione di un uomo in fin di vita – e gli racconterà tutto di sé, a partire dal Vietnam dove ha imparato a uccidere, fino a quel giorno del 1980, il ragazzo sa che se non lascerà immediatamente quell’ospizio, per tornare a occuparsi della madre e del fratellino, il suo compito di inglese si trasformerà nell’indagine più pericolosa della sua vita.

Con un ritmo vertiginoso e «un finale perfetto sotto ogni punto di vista» (Booklist), «il debutto magistrale di Allen Eskens» (Publishers Weekly) è un romanzo sconvolgente che la critica ha collocato tra Mystic River di Dennis Lehane e Il buio oltre la siepe di Harper Lee. La storia di un ragazzo che scopre la chiave d’accesso alle verità sepolte dietro i silenzi della vita quotidiana.

L’autore

Eskens

Allen Eskens è stato avvocato difensore per vent’anni. Ha affinato le sue abilità di scrittura creativa nella Minnesota State University, nel Iowa Writing Festival e nel Loft Literary Center di Minneapolis. È membro dell’associazione Twin Cities Sisters in Crime. Verità sepolte è il suo primo romanzo. Sta già lavorando al seguito. Con Neri Pozza ha pubblicato anche Al posto di un altro.

SBN 978-88545-0962-7
Pagine 304
Euro 17,00

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