Mostra al Teatro sociale di Rovigo in memoria di Anna Maria Padovan

Voglio condividere con tutti Voi questa interessante iniziativa della famiglia di Stefano Padovan, da realizzare nel prossimo ottobre 2017 a Rovigo.

Leggete questa lettera, è stata inviata da Stefano Padovan all’assessore alla cultura del Comune di Rovigo.

Ringrazio Stefano per avermi raccontato la sua storia.

Gentilissimo Assessore,

Le saranno di sicuro capitati dei momenti nella vita a cui non può sottrarsi, degli accadimenti dal quale non può assolutamente dire di no, un limite oltre il quale abbiamo tutti paura di attraversare, ma che la nostra natura umana ci spinge ineluttabilmente, inconsapevolmente e involontariamente verso, e attraverso il quale dobbiamo passare, a qualsiasi costo. Le sarà anche accaduto che attraversato quel limite, che inizialmente pensavamo invalicabile, avrà potuto accarezzare quella sensazione di libertà interiore che rasenta quello che tutti potremmo interpretare e identificare nella gioia di vivere. Spero di non essermi sbagliato, anche se la mia speranza è solo retorica, dato che sono certo che Lei mi possa capire.

Ebbene, ci sono delle persone invece che non hanno mai attraversato quel limite, e sono state vinte dalla forza della paura, paura di qualsiasi tipo: di emozionarsi, di non essere all’altezza, di non rispettare l’alto incarico affidatogli, di non averne il diritto, di sbagliare, d’impazzire. Tutte paure giustificabili e umane che ognuno di noi prova e che incontra ogni giorno della propria esistenza e prova sempre a vincere. Capita allora che queste persone corrano il rischio di chiudersi in se stesse e quello che è peggio arrivano fino a smorzare il proprio sentimento, perché lo reputano fonte delle proprie paure, e quindi delle proprie frustrazioni. Oppure esprimono il proprio animo umano affogando le proprie tristezze nella depravazione, o nell’alcool, o nello sperpero di capitali, per lavare la propria coscienza e emendarla per non essere stati all’altezza di essere un essere umano e aver adempiuto al compito che Iddio ci ha incarico tutti.

Oppure può capitare che esistano delle persone che nonostante le proprie paure non vinte, riescano lo stesso nella vita, e questo è il caso della filantropia e dell’educazione, o dell’insegnamento a come vincere le proprie paure, insomma quello che si dice tanto in questi giorni:”aiutare gli altri”.

Si, perché a detta di ciò che l’opinione comune ritiene, per essere un buon insegnante, ed educatore, bisogna sapere insegnare ai propri discepoli, sia la strada da seguire, che quella da non seguire, e per saperlo bisogna averle percorse tutte e due. Non è d’accordo?

Gentilissimo Assessore, non le ho ancora detto il motivo della mia lettera.

Mi chiamo Stefano Padovan e sono il nipote della Prof.ssa di canto, violino e pianoforte Anna Maria Padovan, scomparsa il recente 29 gennaio scorso (lo stesso della scomparsa di F. Dostoeskij, che strano).

Mia zia, con mio padre, e la sua famiglia di origine hanno da sempre gestito il Teatro Sociale di Rovigo, fino al 1960. Una famiglia che prevedeva al suo interno scenografi, gestori del Ridotto Sociale, biglietteria, custodia di tutti i beni contenuti nel Teatro, gestione del Bar del Teatro, quello che allora si trovava dove ora c’è la nuova biglietteria.

Ovviamente la famiglia, aiutata da varie maestranze, si occupava anche dell’organizzazione e dell’accoglienza delle compagnie che stagionalmente transitavano per le loro rappresentazioni teatrali a Rovigo, in un epoca, quella tra la fine del secondo dopo guerra e gli anni sessanta che fu tra il più florido non solo per il nostro Teatro, ma per il mondo dello spettacolo e della rappresentazione scenica dal vivo in generale.

Immenso è l’archivio fotografico di attori di prosa, cantanti di opera lirica, compagnie di ballo e riviste che sono passate per il Teatro Sociale, quasi tutte le foto sono autografate.

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Sono ovviamente personalità famose dell’epoca, tanti attori d’opera, ma anche cantanti leggeri come Domenico Modugno, abbiamo trovato anche una foto autografata della divina Callas, della quale devo ancora documentarmi se passata veramente per Rovigo, o se è un ricordo di mia zia nei suoi vari viaggi a Verona e Milano per assistere alle opere liriche, ma non ha importanza, quello che ha importanza è che vedere la sua foto e contemporaneamente ascoltare una Sonata al chiaro di luna per pianoforte di Beethoven fa vibrare l’anima e commuovere al pensiero di quanto romanticismo sia stato espresso nelle arti in quegli anni, e che oggi la frenetica vita dell’uomo moderno ha distrutto.

E’ anche per questo che la mia famiglia all’unisono avrebbe deciso di poter mettere a disposizione pubblica questo patrimonio storico-sentimentale, compresi gli spartiti autografati della Cavalleria Rusticana e L’amico Fritz dal maestro Mascagni, per dare lustro al Teatro Sociale e alla città tutta.

Ovviamente non possono mancare anche le foto di chi è ancora in vita, e che da giovane mia zia accompagnava al pianoforte: Katia Riciarelli.

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Saremmo felici di poter rendere pubblico questo archivio per la città nel periodo dell’ottobre rodigino in una sala del Comune, avremmo già pensato di coinvolgere uno storico attore del Teatro di Rovigo e avremmo l’intenzione di chiamare il Professor Garbato per la presentazione.

Non è una volontà della zia, ma solo ed esclusivamente della mia famiglia. Lei, non ha mai vinto le proprie paure (panico da palcoscenico) pur avendo un talento straordinario, ma ha saputo insegnare agli altri come dominarle e come vincerle, come nel più autentico melodramma italiano, dove l’eroe si sacrifica per i propri ideali e della sua amata.

Nel frattempo che passi l’attesa di un suo riscontro, le porgo distinti saluti.

 

Rovigo 5 aprile 2017                                                                                                Stefano Padovan

 

 

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